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Moschettieri del Re - La penultima missione

Commedia leggera, ma non frivola
Moschettieri del Re - La penultima missione

Moschettieri del re - La penultima missione, locandina

Conosciamo Giovanni Veronesi come regista di commedie di grande successo, ad esempio “Che ne sarà di noi” o i tre capitoli di “Manuale d’amore” (il cui primo episodio gli valse nel 2006 il Nastro d’Argento per la miglior sceneggiatura), capaci di offrire uno sguardo ironico, divertito e divertente sulla contemporaneità.

Colpisce quindi la scelta di impostare la sua ultima fatica cinematografica “Moschettieri del re – La penultima missione” in un altro luogo e in un’altra epoca: nella Francia di metà XVII secolo, agitata dal tumultuoso diffondersi di un nuovo cristianesimo, di confessione ugonotta. E ancor più attira l’attenzione l’idea di voler rivisitare, in tale contesto, figure leggendarie come i moschettieri del re tratteggiati da Alexandre Dumas.

Per raccogliere la sfida, Veronesi si affida a un cast d’eccezione: Pierfrancesco Favino nel ruolo di D’Artagnan, Rocco Papaleo a vestire i panni di Athos, mentre Sergio Rubini interpreta Aramis e Valerio Mastandrea presta a Porthos il suo volto e la sua verve. I moschettieri si sono ritirati, i giorni di gloria sembrano lontani: eppure non esitano a raccogliere la richiesta d’aiuto che proviene dalla regina Anna d'Austria (Margherita Buy), sempre affiancata dalla sua fedele e spigliata ancella (Matilde Gioli).

Si tratta, in sostanza, di salvare degli innocenti e, più in generale, di impedire che la cieca sete di potere del cardinale Mazzarino (Alessandro Haber) continui a insanguinare la Francia, rendendola ancor più violenta e ingovernabile.

In molti hanno paragonato il film, soffermando il proprio sguardo in particolare sull’ormai sgangherato quartetto di protagonisti, all’indimenticabile “Armata Brancaleone” portata sullo schermo da Mario Monicelli nel 1966. Si possono individuare, in effetti, senz’altro diversi e rilevanti tratti comuni: un grande ritmo narrativo e comico (complice anche l’eccellente vena degli attori, in particolare di Favino e Mastandrea) e all’apparenza, una grande leggerezza nello scorrere della trama.

Osservando più attentamente però, pare di cogliere anche un retrogusto che non è solo di commedia: è come se la sceneggiatura avesse intinto la propria penna nell’inchiostro di Dumas, così che di tanto in tanto pare di respirare un’autentica, seppur misurata, atmosfera da romanzo di cappa e spada.

E forse è anche per questo che il tono della narrazione, specie nel finale, non è solo di scherzo e neppure unicamente quello di un’acuta parodia: davvero, pare che si stia anche raccontando una battaglia, combattuta non soltanto con le spade.

La vicenda di quattro moschettieri, così imperfetti e così umani, che cercano di vincere prima di tutto i propri limiti e le proprie paure per essere d’aiuto a chi, ancora, può aver bisogno di loro, pur ben radicata nella Francia seicentesca, ci viene incontro in una chiave per nulla moraleggiante e molto moderna: così che l’omaggio alle due diverse tradizioni della commedia all’italiana e del romanzo di avventura non è soltanto godibile, ma anche estremamente originale.


Moschettieri del Re - La penultima missione (Italia, 2018)
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi e Nicola Baldoni
Regia: Giovanni Veronesi
Cast: Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Margherita Buy, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua, Raffaele Vannoli, Valeria Solarino
Genere: Commedia
Durata: 109 minuti
Nelle sale da giovedì 27 dicembre 2018

Damiano Verda

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